Venerdì, ore 12.20, sono a scuola e durante l’intervallo, per smorzare la tensione per la verifica di inglese ormai incombente do un’occhiata ai livelli su ck.

Orba a 200, la prima cosa che faccio è scrivere a Fede e la risposta è tempestiva: “Domani si va in canoa”

Sabato mattina quindi passa da me per le 8, l’appuntamento è alle 10 a Ovada. Il Viaggio è breve e rilassato, da Novara siamo solo io e Fede ma abbiamo l’impressione che in fiume saremo in molti.

Arrivati a Ovada si comincia a vedere qaulche canoa sui portapacchi: buon segno. Durante la pausa caffè continuano ad arrivare canoisti: Swartz e Gabrio, Totò e Marco, Davidino con Elena, Conca e Miguel, i pavesi e tantissimi altri.

Alcuni partono prima in direzione dell’orba basso, io e Fede ci fermiamo con il gruppone. Ci mettiamo un’ora a decidere cosa fare: secondo Paracca lo ZambOrba è secco, altri non hanno voglia di farsi tutta la strada fino all’Acquabianca. Infine decidiamo per il primo.

Arrivati all’imbarco sembra tutto fuorchè secco: acqua marrone, la sirena della diga che suona e le rapide che fanno un gran casino. bene.

La prima rapida incute timore in tutti, a parte Davide e Paracca che decidono di farla, con candele e eskimi del caso. Ci imbarchiamo e ci dicono: “tanto poi si appiattisce”.

Si parte in quinta nel volume, prima rapida: io pagaio come un ramo secco e ho i riflessi di un bradipo che dorme. Miguel ci picchia subito un bel bagno.

Da discesa procede bene senza troppi intoppi, ma neanche troppi pochi: a metà fiume Conca decide che vuole testare le sue abilità nei buchi fermandosi in mezzo al fiume e facendo kayak-scontro con tutti quelli che lo seguivano. la Rapida dopo io decido di svenire in acqua neanche fossi un sasso: primo eskimo nel marasma ciccato, buono il secondo (meno male). Secondo bagno per Michele.

Non c’è due senza tre, Miguel decide di darsi una lavata anche nell’ultima rapida.

Arriviamo allo sbarco e tuti ci chiediamo solo una cosa: Ma dove lo vedeva il secco il Paracca?

Panino, birra e si torna a casa, che Cartesio non si studia da solo.

 

Carlo Gatti