Primavere

Tic Tac, Tic Tac, non è il ricordo di vecchie letture o film, Peter Pan ed il coccodrillo per conciso, ma il vetusto ed obsoleto ticchettio di orologio che nel sentir popolare indica lo scorrere del tempo, tic tac tic tac inesorabile e inevitabile per tutto e per tutti. Il tempo, però, noi bipedi siamo restii ad accettarlo per quello che è, quindi cerchiamo di esorcizzarlo per plasmarlo alle nostre paure. Anche dargli vari appellativi sono cosa nostra tipo “ i mitici anni ’90, gli anni ruggenti, gli anni dorati” e vai di fantasia ma sempre di tempo trascorso si tratta e poi compleanni anniversari stagioni o primavere, già, quando uno arriva al mezzo secolo chissà come mai lo chiama vezzosamente cinquanta primavere, fa meno paura forse. Da qua voglio partire, da primavere.

Sabato 18 Marzo, qualche giorno e sarà primavera. La location, come si usa dir ora, Valsesia o meglio gole del Sesia, è mattina, l’aria fresca punge le guance ma non è fastidiosa come il fumo di legna arsa che sale dai camini delle case ed impregna tutto il fondo valle. Stefano è il primo cha arriva all’imbarco, il ponte romano ai suoi piedi, un’occhiata al fiume ed il suo livello, par ottimo per la prima stagionale. La rapida d’ingresso, una vecchia conoscenza che ti fa divertire, ma sa anche bastonare, quindi rispetto per la vecchia, Stefano la studia e la ripassa mentalmente, pare uno di quei centauri del circuito mondiale i quali, socchiusi gli occhi, percorrono mentalmente il percorso danzando silenziosamente nel nulla. Qualche minuto ed ecco gli altri intrepidi giocolieri d’acqua Carlo, Nicholas e Marco, per tutti Zoldy. I primi due non arrivano ai quaranta anni in due e già giostrano in acqua come veterani, Zoldy festeggia proprio oggi  il suo  quarantaduesimo genetliaco, età la quale non sai se sei un giovane maturo o un maturo giovane ed infine Stefano ed i suoi cinquantacinque e non sentirli, pronti per la discesa. Pochi convenevoli e la decisione di partire tutti dalla rapida d’ingresso. Nick si cala in kayak, Carlo e Zoldy vanno a fare sicura, non si sa mai, e Stefano, il veterano deciso a  dare inizio alle danze. Le chiappe aderiscono al sedile del suo kayak pronte a stringersi a dovere in caso di bisogna. Primo colpo di pagaia, l’adrenalina sale e sale anche un piccolo fastidioso pensiero, da quanto tempo non scende in kayak , cinque forse sei mesi, e l’allenamento, poco, in piscina fortuna c’è la sua forma mentale forte come può esserlo un eroe della Marvel, qualche dubbio sulla forma fisica ottima solo per una sfida a scala quaranta,  ma c’è l’esperienza e qualcosa deve pure contare. La rapida del ponte romano s’approssima, i pensieri è ora meglio scansarli. Stefano percorre la linea studiata, scansa il bucazzo alla mezzana della rapida e tronfio ed esaltato s’appresta per la esse finale che affronterà cinto d’alloro, a completamento del gesto atletico che impartirà ai due giovincelli in visione la dovuta lezione di stile tecnica e coraggio dal veterano del gruppo, rispetto perbacco! Improvvisamente la situazione stravolge, il kayak esce dalla linea imposta e picchia di punta sulle ultime rocce prima del saltino che mena nel pentolone, il kayak s’intraversa e per Stefano addio sogni di gloria. Finisce nel pentolone a testa in giù, l’imposizione è tirare un eskimo salva orgoglio, più che la manovra tecnica adatta però n’esce un mezzo appoggio con aggancio e piroetta trasversale in avvitamento… ‘una ciofeca, tecnicamente degna  di un  principiante alla quale segue immediatamente la tecnica, dello stappo. Il ribollire dell’acqua del pentolone lo agguanta, lo ghermisce e lo tratta come poco più di uno strofinaccio da pavimento da sbattere e strizzare a piacer suo. L’acqua fredda, la forma fisica dimenticata nel comodino ed il fiato corto assieme tagliano le poche energie rimaste, le primavere incominciano a pesare. La giostra del gorgo lo portano a danzare un ballo angoscioso tra boccate d’acqua, polmoni in sospensione, scomposte sbracciate ed immersioni controvoglia. I giri di danza continuano quand’ecco che arrivano corde lanciate al suo soccorso, le mani dello sventurato le catturano stringendole come un boa constrictor fa con la sua preda. Zoldy e Carlo, i due in sicura, cercano di portarlo in zona morta e, con molta fatica, dopo un paio di minuti di lotta lo trainano in secca. Stefano spiaggia su d’un sasso, cerca di riprendere fiato forza e coraggio e nel frattempo pensa al brutto bagno occorso, forse sarebbe meglio fare qualche facile discesa d’allenamento  prima di avventurarsi in rapide e acqua bianca di una certa difficoltà o molto più semplicemente: arrendersi all’evidenza dei fatti ed alle primavere in zaino, sia forse fatto il tempo giusto per approdare al gruppo di canoa curiosa? Essere meritatamente membro permanente del  gerontokayak è segnale di avvenuta anzianità, presupponente un lento declino delle prestazioni fisiche, sportive e non, si, forse è proprio il tempo giusto. L’abbacchiamento è totale, il morale sotto le suole. Lo scoramento sta per impossessarsi del misero quando il Sesia, sua maestà, pago del tributo e certo che la lezione impartita, data per l’atto di presunzione fatta da Stefano, sia ormai compresa. Non si ripeta più volere sfidare Sua Eccellenza senza prima avere combattuto altre battaglie. Il fiume, in segno di ridata benevolenza, accosta la pagaia di Stefano proprio dove lui posta ed il kayak, poco distante, è in attesa di un pronto recupero, insomma un invito a rimettere le chiappe in kayak e proseguire la discesa che riprende la sua corsa. I compagni di Stefano lo accompagnano nel percorso come commiserevoli badanti pronte al bisogno. Lo spirito di gruppo rincuora e rinfranca il bagnante il quale pian piano lascia lo stato di can bastonato, cerca di ritrovare uno spiffero di amor proprio che lo rilanci a riguadagnare il piglio del condottiero, demandato oggi agli altri.  Ecco l’ultima rapida del giorno, Balmuccia, sempre uno spettacolo e sempre cazzuta. Le residue forze non sono il massimo per la rapida in avvicinamento ma ormai s’è lì, Stefano serra le mascelle, stringe la pagaia e già che c’è anche lo sfintere, attinge a tutto ciò che può e si prepara per l’ultima sfida. Prima dell’ingresso Carlo si volge a lui che fa da ultimo del gruppo e gli dice “ Ste’ tutto ok? ”   e lui sconsolatamente risponde “ Vai tranquillo, chiudo io! ” ed il morale nuovamente scema, uno sbarbatello di neanche vent’anni che chiede al veterano tutto ok? E sì, di primavere ne son proprio passate. Troppo tardi per pensarci, ora. Balmuccia è discesa senza problemi, la giornata termina qua. L’alterigia battuta, lo spirito in ripresa e la voglia di riscatto rinata, col tempo però.                                                                                        Fox57