Primavere (parte seconda)

Sabato 18 Marzo, qualche giorno e sarà primavera. La location, come si usa dir ora, Valsesia o meglio gole del Sesia, è mattina, l’aria fresca punge le guance ma non è fastidiosa come il fumo di legna arsa che sale dai camini delle case ed impregna tutto il fondo valle.

La rapida del ponte romano attende che il trepido figuro inizi la sua calata, e paziente attende. Stefano instrada il suo kayak dove la sua perizia detta, affonda la pagaia e principia la discesa. Qualche minuto prima dell’imbarco tra i quattro moschettieri odierni si sono stabilite gerarchia e compiti, Stefano, nocchiero veterano come primo discesista, Nick la seconda linea, Carlo e Marco in sicura alla fine della rapida, sicuri che la sicura sicuramente non servirà. Il primo alla sua prima si dispone dove esperienza e buon senso consigliano e si pianta lì come un granatiere al fronte. Il secondo qualche passo indietro e in posizione più elevata, di vedetta, ma non sembrerebbe proprio la posizione ideale in caso di bisogno, oggi esperienza e buona pratica le ha dimenticate sotto le lenzuola. Stefano percorre la sua linea in rapida perfettamente come vuole, sotto il vigile controllo dei due di guardia. Bene, la linea di discesa è ottima, bene anche al bucazzo di mezza corsa e bene…detta sfiga, il kayak s’impunta, s’intraversa e piomba nel pentolone finale con Stefano a fare da pinna caudale. I due in sicura s’allertano immediatamente, aspettano un segnale dal malcapitato, lo vedono tentare di commettere atti impuri col suo kayak ed un attimo dopo, schifato e scalzato dal suo stesso mezzo, e poi eccolo galleggiare, affondare, riaffiorare e sbuffare preso dal gioco della corrente. Carlo, con i suoi 55 kg di stazza comprensivi di scarpe e casco, lancia la sua corda all’indirizzo del naufrago ma la traiettoria del lancio è fermata dal kayak di Stefano che s’improvvisa perfido scudo al cospetto del suo proprietario, il quale continua la sua fredda esperienza di galleggiante. Zoldy, visto il liscio del primo lancio, va al tiro della sua corda che, fortunatamente, incontrano le mani dell’uomo in ammollo che artigliano la fune e Zoldy tira, ma la sua errata posizione invece di menare il poveretto appeso in zona franca lo conduce contro la corrente della rapida con conseguente abbondante trangugio d’acqua e maledizioni. Zoldy, accortosi  del grossolano errore, passa la corda al suo aiuto che incomincia a tirare, 55 kg di pezzo d’uomo che cercano di rimorchiare 90 kg di zavorra, notevolmente in svantaggio a quanto pare. Carlo va in tensione con tutto quello che il suo giovane corpo permette: bicipiti, tricipiti, quadricipiti ed anche cinquecipiti e sesticipiti, tutto insomma, addirittura la sua fluente chioma va in tensione, lo si potesse pizzicare vibrerebbe come una corda di violino. La sua giovane ed acerba stazza incomincia a cedere sotto il peso del merluzzo legato alla lenza  e se non si vuole che il merluzzo in questione si tramuti in stoccafisso urge ripescarlo prontamente. In aiuto ecco comparire alle sue spalle Zoldyman, eroe senza poteri, 90 kg di gaudente potenza pronto al tiro e la combinazione dei due pesi la vince contro la potenza della rapida che rilascia un trafelato Stefano. Trascinato al sicuro si plafona su un masso, pensieroso e abbattuto. Carlo gli si avvicina per dire un paio di parole di conforto ma al momento Stefano è lì in riserva sputacchiando acqua, saliva e accidenti, non è il momento, sarebbe come dare il colpo della misericordia. Benché sia mattina un tramonto s’intravede. Qualche minuto di recupero crediti e poi si riprende la corsa ma questa storia l’avete letta prima. E le primavere? Qui forse erano poche.

Fox57